giovedì 22 luglio 2021

Il grande quiz della Locandiera

Ho cercato di radunare per categorie gli aspiranti ospiti della Locanda, in base ai quesiti che mi pongono telefonicamente. Ecco un florilegio delle domande tipiche, con le tipizzazioni dei chiamanti. Tutti i quesiti sono veri. E come sempre, ogni riferimento a persone realmente esistenti è del tutto casuale!

Il disorientato
"Scusi, quanto ci vuole per arrivare alla Locanda?"
[Magari, se mi dice anche da dove parte, potrei pure cercare di rispondere.] "Beh, dipende, da dove parte?"
"Da Ponte sul Lago."
[Come se sapessi a memoria le coordinate geografiche di tutti i paesini minuscoli d'Italia, nonché i loro collegamenti con strade - autostrade - ferrovie - incroci con semaforo – rotatorie...]

Il curioso
"Scusi, noi vorremmo venire a trovarvi, la vostra Locanda sembra tanto bella, però mia moglie vorrebbe sapere: chi c'è, oltre a noi?" [Mi domando se fanno questa domanda in tutti gli alberghi dove prenotano.]
"Non posso darle informazioni sugli altri ospiti, mi capisce. Anche se le dicessi i nomi di chi ha prenotato, poi, ci sono alte probabilità che voi non li conosciate, dunque sarebbe inutile, le pare?"
"No, che c'entra, non voglio mica sapere i nomi! Soltanto, ecco, che età hanno, da dove vengono, se sono single o coppie..."
[E certo. Perché io, quando ricevo una prenotazione, dovrei anche fare alcune domande, tipo: quanto è alto? biondo? bruno? si depila? e con chi viene? la sua compagna, sua moglie, la sua fidanzata, un'amica? è una coppia omosessuale? siete regolarmente sposati? E la sua moglie / compagna / amica, com’è? alta, bassa, bruna, bionda ecc.]

L’ecologista
"Si può venire senza mezzo privato? Non ho la macchina."
"No, mi dispiace, siamo in mezzo alla campagna, non siamo serviti dai mezzi pubblici, purtroppo."
"Ma se vengo in treno?"
"Rimane alla stazione di Livorno, perché non ci sono mezzi che arrivino qui. Mi dispiace."
"Ma se arrivo alla stazione di Pisa?"
"Ancora peggio, le dico. Non ci si arriva. Guardi che non è nel mio interesse scoraggiarla, lo dico per lei."
"Ma arrivando in aereo?"
"Non abbiamo una pista aeroportuale in giardino, l'aeroporto più vicino è Pisa, dunque sempre troppo lontano per raggiungerci a piedi."
[Continuate voi: l'interlocutore può tirare in ballo l'elicottero, il monopattino, il canotto...]

Il viaggiatore tenace
“E il mare quanto dista?”
“Circa 11 km.”
“Quindi non è vicino.”
“Né vicino né lontano, direi, dista esattamente 11 km.”
“Quindi non ci posso andare a piedi.”
“No, è meglio che prenda la macchina.”
“Perché è lontano, eh?”
“Come le dicevo, 11 km.”
“E quindi a piedi non ci vado.”
“Beh, che vuole che le dica, se è un buon camminatore in un paio d’ore ci arriva.”
“Ah, ecco, quindi ci si arriva a piedi.”
[Volendo, vorrei dire, si arriva a piedi dappertutto, anche al Polo nord. Tutto dipende da che cosa si vuol fare…]

Il nudista oltranzista
“E quindi posso stare sempre nudo?”
“Se vuole, certamente.”
“Ma anche voi state sempre nudi?”
“No, sempre no. Dipende.”
“E a che ora state nudi?”
[Vorrei rispondere che il nostro non è un albergo a ore, ma mi contengo.] “Non c’è un orario, dipende da che cosa abbiamo da fare.”
“E quando arrivo, la trovo nuda?”
[Qui di solito stacco la conversazione. Ma vorrei rispondere che sì, l’usanza della Locanda in effetti è quella di correre incontro ai nuovi arrivati, completamente nudi, abbracciandoli vigorosamente e spogliandoli immediatamente, e che solo l’emergenza Covid, quest’anno, ci ha fatto sospendere momentaneamente questa gloriosa
tradizione.]


Se vi siete riconosciuti in una di queste tipologie, non vi preoccupate. Abbiamo accolto, negli anni, decine e decine di ospiti come voi, che si sono trovati benissimo!



lunedì 24 maggio 2021

Una leggenda vichinga

Da due giorni, l'ospite norvegese - un ragazzone alto, ovviamente biondissimo, ovviamente bruciato dal sole e ovviamente con gli occhi chiari - chiede a colazione un caffè americano. Da due giorni, però, guarda con desiderio il caffè normale, fatto con la moka, che servo agli altri ospiti.
Il terzo giorno, supera la timidezza e mi chiede un caffè "italiano", che gli preparo ben volentieri. Gli si apre un mondo: di sapori, di profumi, di piacere... Non so, fatto sta che, fulminato sulla via di Damasco, Eric (o Svan, o che so io), decide di prendere, d'ora in avanti, esclusivamente caffè espresso.
Anzi. Il quarto giorno, avendo una camera con angolo cottura, si determina a imparare a fare il caffè, così da poterselo preparare quando meglio crede. Mi domanda quindi come si fa. Gli illustro volentieri la procedura, brandendo una caffettiera smontata: l'acqua si mette fin qui, il caffè si mette qui, poi si avvita così, e poi si aspetta che il caffè esca. Soddisfatto, Eric va subito in camera per prepararsi la meravigliosa bevanda.
Arriva un quarto d'ora dopo, desolato, porgendomi la caffettiera che era in dotazione nella sua camera. "Non funziona", mi comunica. 
"Mi dispiace, - dico - gli ospiti precedenti non mi avevano segnalato nulla. Le dò subito una delle mie caffettiere. Ecco."
Ma Eric ricompare, dopo un'altra mezz'ora. Il suo volto tradisce lo sconforto. "Nemmeno questa funziona."
"Ah, no, non è possibile, di questa sono certa. L'ho usata un'ora fa per colazione. Funziona perfettamente."
"Eppure, il caffè non è uscito." La delusione è palese. Il volto è quello di chi sospetta un complotto ai suoi danni.
"Vediamo. Ha messo l'acqua?"
"Sì."
"Ha messo il caffè? Ha chiuso la caffettiera? Ha avvitato forte?"
"Sì". E' quasi offeso che gli faccia queste domande.
"E poi, ha acceso il fornello?"
Eric mi guarda meravigliato. "No. Lei non mi ha detto niente riguardo al fornello. Ha detto solo di chiudere la caffettiera."
Io mi domando sempre come certa gente riesca a partire da Paesi magari lontanissimi, attraversare intere latitudini, e arrivare sana e salva fin qui. Benedetto figliolo...
"Ma se non la mette sul fuoco, come pensa che possa uscire il caffè?"
Eric è quasi scandalizzato dalla mia mancanza di precisione. "Ma lei NON mi ha detto di accendere il fornello, e io non l'ho acceso!"
Non fa una piega. Ancora una volta, è colpa mia. Lo sanno tutti, del resto, che il caffè esce magicamente dalle caffettiere, le quali sono strumenti soprannaturali, erogatori di una pozione magica. Dev'essere una leggenda vichinga. Peggio per me che non la conoscevo.

domenica 16 agosto 2020

Analisi del testo



Eppure non è difficile. Si tratta di un testo di sole 8 parole. Tuttavia, esso risulta indecifrabile per la maggior parte dei miei graditissimi, gentilissimi

ospiti. I quali potranno essere persone più che istruite, magari laureate, lettori accaniti, blogger, giornalisti, perfino insegnanti: ma niente, davanti a quelle 8 parole improvvisamente diventano analfabeti.

"Salve, sono al cancello, può aprire?" 

Sono le 9 del mattino. Tu hai otto persone che stanno facendo colazione e che hanno appena chiesto, tutte contemporaneamente:

- tre cappuccini

- un caffè d'orzo

- una spremuta

- un decaffeinato

- due the

- un caffè normale (meno male). 

Stanno intanto divorando lo yogurt (ma che buono, quello del caseificio qui vicino), il pecorino (di produzione locale), il prosciutto (della Garfagnana), il pane appena sfornato, quindi bisogna anche rimpinguare il buffet. E velocemente. 

"No, veramente non è possibile, dovete tornare più tardi, per favore."

Profonda delusione. Nemmeno gli avessi detto che la camera prenotata invece del letto ha un pagliericcio da galera infestato dalle pulci.

Ore 11: hai sparecchiato dalla colazione e stai pulendo le camere, in fretta, perché saranno presto nuovamente occupate. E c'è da fare la sanificazione col vapore, quest'anno: devi passare in rassegna tende, cuscini, coperte, soprammobili...

"Salve, siamo al cancello! Siamo arrivati!"

"Mi dispiace, davvero, ma dovete ritornare più tardi..." Ti piange il cuore, ma non hai scelta. La loro voce, mentre dicono "Ok, va bene", assomiglia a quella di un condannato al patibolo. Sei quasi certa che, una volta finita la vacanza, scriveranno una recensione intitolata "Le mie prigioni". Al confronto, lo Spielberg di Silvio Pellico era un 4 stelle.

Ore 14. Dopo ore di lavoro, hai una piccola pausa. Che usi per il pranzo. Ti siedi, hai appena riempito il piatto, i tuoi familiari finalmente possono rivolgerti la parola, la forchetta si avvicina alla bocca... 

"Ciao, siamo qui! Ci aprite?"

Eppure lo scrivo chiaro, a tutti, non per cattiveria, ma per necessità. Siamo un posto piccolissimo, l'unica collaboratrice che ci aiuta è fantastica, d'accordo, ma anche lei non ha il dono dell'ubiquità (per quanto a volte l'abbia sospettato). Dobbiamo organizzarci bene per potervi accogliere nel migliore dei modi. Non abbiamo una reception attiva, non siamo un albergo. Qui è proprio casa nostra, ecco.

E allora, cari, carissimi, gentilissimi, benvenuti ospiti, per favore, impegnatevi a decifrare le otto parole, che trovate sempre nella mail con la quale mi chiedete il preventivo:

IL CHECK IN SI EFFETTUA DALLE ORE 15.

Grazie. Oppure che dite, devo fare un disegno?

#locadaditerramare

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Locanda di Terramare

lunedì 29 giugno 2020

Sequestro di persona

Giovani, sono giovani. Uno si aspetterebbe che siano svegli. Sono italiani, ma ritornano da un viaggio a Vienna, quindi si immagina che se la sappiano cavare, più o meno, negli accidenti della vita.
"Aiuto, aiuto! Il cancello si è rotto! Non riusciamo a uscire, siamo bloccati dentro, aiuto per favore!"
Il dolce visino di lei mentre picchia alla mia porta è stravolto dal terrore. Sto preparando la torta al cioccolato, ma lascio tutto e mi precipito.
"Che cosa è successo?"
"Il cancello è bloccato, non riusciamo ad aprirlo!"
"Mah, vi ho aperto nemmeno mezz'ora fa, quando siete arrivati, e funzionava perfettamente."
Mi si rizzano i capelli sulla testa al pensiero di essere accusata di sequestro di persona: mi vedo già alla sbarra degli imputati, mentre imploro "Vostro onore, glielo giuro, non l'ho fatto apposta, si è rotto il cancello, almeno non mi dia l'aggravante della premeditazione..."
Giungo al cancello e vedo la giovanissima viaggiatrice che lo scuote con grande energia, spingendolo verso l'esterno. Mi tranquillizzo, e la tranquillizzo:
"No, guarda, per aprirlo devi tirare. Verso di te. Così."
Il cancello si apre senza difficoltà.
La coppietta va al mare.
Due ore dopo, la torta è ormai prontissima, quindi sto preparando la crema: che, come tutti sanno, va girata senza interruzione fino a che non rapprende.
Suona il campanello.
"Aiuto, siamo chiusi fuori! Il cancello è di nuovo rotto, non si apre!"
Alla luce dei precedenti, non mi scompongo più di tanto, ma mi chiedo che cosa sia potuto accadere. La crema sul fuoco protesta vivamente. Ma non posso lasciare due ospiti fuori della Locanda, ovviamente.
Arrivo di corsa. Lui e lei sono acchiappati alle sbarre del cancello e le tirano, con notevole energia, verso di loro.
"Eccomi... No, guardate, quando siete fuori, per entrare, dovete spingere. Spingete. Lontano da voi, così."
Il cancello, benché piuttosto vecchio, si apre docilmente. Ma i due vogliono vederci chiaro.
"Scusa - mi fa lui con aria seccata - però eri stata tu, prima, a dirci che per aprire il cancello dovevamo tirare. Vero amore? Non ha detto proprio così? Ha detto 'Tirate verso di voi'."
La prima reazione è quella di dire: "Stai scherzando, spero". Ma per fortuna aspetto un attimo. Li guardo. Sono sinceri, quasi impauriti dalla terribile esperienza che hanno passato, nonché convinti che io li abbia voluti ingannare.
"Dunque, avete ragione, mi sono proprio spiegata male. Dovete scusarmi. Sapete, sono così distratta... Ecco, le istruzioni precise sono queste: per aprire il cancello quando siete DENTRO, dovete tirarlo verso di voi. Per aprire il cancello quando siete fuori, dovete spingere. Scusatemi ancora."
"Ah, ecco, volevo dire, non eravamo noi ad avere capito male..." Si scambiano uno sguardo complice, come chi dice "L'abbiamo colta in fallo, questa qui."
Baldanzosa, lei chiede: "E per chiuderlo, come si fa?"
"Allora, per chiuderlo dovete..." Mi fermo. Non ce la faranno mai.
"Niente. Non dovete fare niente. Lasciatelo aperto, per favore."

mercoledì 4 luglio 2018

Viaggio a vuoto

Luglio, tardo pomeriggio. Telefonata con voce in affanno: "Pronto, Locanda di Terramare? Avete una camera disponibile per oggi?"
Le prenotazioni per il giorno stesso sono piuttosto rare per noi; normalmente, chi ci viene a trovare programma la sua visita con un po' di anticipo. Ma siamo ben contenti di ospitare anche chi si decide all'ultimo minuto, e per fortuna abbiamo posto.
Il signore concitato, con forte accento fiorentino, dice che viene immediatamente, il tempo di mettersi in macchina. Lo aspettiamo.
Arriva, in effetti, sudatissimo: la sua elegantissima BMW ha l'aria condizionata rotta e a Firenze ha lasciato più di 35 gradi. Lo capisco perfettamente, lo compiango, lo rassicuro sul clima meraviglioso della Locanda e infine gli faccio vedere la camera.
"La camera più romantica che abbiamo, la Fuoco..."
"Accidenti, sono solo però!"
"Beh questo non è colpa mia...", commento sorridendo.
Però questa non era forse l'intenzione dell'improvvisato ospite. Il quale dichiara che è tutto splendido, si denuda in un batter d'occhio, dichiara di volersi rilassare e poi si chiude in camera.
Mi telefona subito. Ma come, penso, ci siamo appena salutati... Mi chiede di affacciarmi in camera, dove mi si para davanti, ovviamente nudo.
"Dimmi pure."
"Avresti un po' di sapone per favore?"
"Come no. Guarda, lì, sul letto, c'è tutto il set di benvenuto, completo di sapone."
"Ah scusa, non l'avevo visto..."
Sorride. Lo saluto ed esco.
E da qui, una serie di chiamate: avete un asciugamano? Ce ne sono quattro appesi in bagno. Ma il telo per la sauna? Sul letto anche quello. Non trovo l'accappatoio. In bella vista su una sedia. Un bicchiere? Eccone due sul tavolino. 
Non so se, una volta nudi, si può essere ancora più nudi. Ecco, il tizio pareva che ogni volta volesse denudarsi ancora di più.
Col procedere delle richieste però, la baldanza dell'ospite cala, per lasciare posto a un nervosismo agitato.
Gli consiglio di rassegnarsi: la camera è dotata di tutto.
A questo punto, si tappa in camera per un paio d'ore. La sauna, la zona relax, il giardino, l'aria fresca così apprezzati fino a poco prima non gli interessano più. Emerge al tramonto, disfatto (non voglio sapere come ha impiegato il suo tempo chiuso lì dentro), e annuncia che, per un imprevisto, deve ripartire immediatamente.
Ecco: le camere sono dotate di tutto ciò che serve. La compagnia, però, non è fornita. Venite alla Locanda con persone che amate, con le quali volete stare bene; oppure anche da soli, ma in questo caso disposti a godere della solitudine, non a soffrirla.

martedì 25 luglio 2017

Gli agostani

"Prontooooo? Prontooooo?"
"La sento forte e chiaro, prego, mi dica!"
Fine luglio. Il telefono è incandescente. La linea però, come sempre qui tra i boschi, rimane pessima.
"Avreste una camera per il 4-5 agosto?"
"Sì, abbiamo un'ultima disponibil..."
"Perfetto!! Allora confermiamo", mi interrompe entusiasta l'interlocutore.
"Un attimo, per favore, mi ascolti..." cerco di interloquire.
"Ecco, allora, siamo una coppia, arriviamo verso le 18, preferiremmo una camera vista mare, fate la colazione? Fate la cena? C'è la doccia o la vasca? Quanto dista il mare? Avete la piscina?"
La gioia dell'aspirante vacanziero trabocca. Ha trovato posto, in agosto, in una bella struttura non distante dal mare, a un prezzo accettabile. Solo che... Ho come la sensazione che forse non abbia letto fino in fondo la descrizione della mia Locanda.
"Senta, scusi, lei è il benvenuto, ovviamente, la aspettiamo, ma conosce già la nostra Locanda?"
"No, veramente no..."
E qui devo spiegargli che troverà niente di meno che... gente NUDA!
Aspetto questo momento con trepidazione. Non so mai come reagirà l'interlocutore. La maggior parte delle volte, cercherà di fare l'uomo di mondo:
"Ah, va beh... Ho capito..."
"Quindi se c'è qualche problema, forse è meglio che cerchi un'altra soluzione. Non la vorrei mettere in imbarazzo."
"No, no, che problema... Si figuri... Persone nude... E che sarà mai? Assolutamente..."
"Allora confermo?"
"...sa che cosa, però? Ne parlo con mia moglie. Per me nessun problema, ripeto, però magari lei... Chi lo sa..."
"Bene - approvo, comprensiva - allora facciamo così, se è ancora interessato mi richiama a breve, d'accordo?"
Ovviamente, la telefonata di conferma non arriva mai.
O quasi mai.
Perché una volta, inaspettatamente, è arrivata.
Una voce esterrefatta mi dice: "Dunque sì, confermo... Alla mia compagna va benissimo... Non so come mai... Anzi, le dirò: penso di aver scoperto qualcosa di lei che ancora non sapevo!"
I due si sono goduti una splendida vacanza di tre settimane, ospiti da noi. E noi li ricordiamo ancora, a distanza di un paio d'anni, per la loro serena gioia di vivere. Come coloro che non hanno paura di accettarsi per così come sono.

martedì 11 aprile 2017

...e il libretto di istruzioni?

"Vorrei venire da voi, ma non ho mai fatto naturismo, mi spieghi come si fa?"
Rimango sempre un po' stupita da questa domanda, più frequente di quanto si immagini.
"Beh, è facilissimo. Ci si tolgono i vestiti, ed ecco fatto."
L'interlocutore rimane interdetto. "E poi?"
"E poi, niente. Quando vuoi, ti rivesti."
Per un attimo mi domando se anche l'azione di rivestirsi abbia bisogno di istruzioni dettagliate: dunque, prima di tutto ti infili le mutande, poi la canottiera, poi i calzini ecc., le scarpe per ultime, mi raccomando. Ma di solito non ce n'è bisogno.
E allora perché c'è bisogno di istruzioni per spogliarsi, che è molto più facile rispetto a vestirsi? Perché probabilmente ci siamo abituati alle istruzioni per l'uso. Dobbiamo istruirci su come far funzionare il telefono nuovo, l'i-pad, la posta elettronica nuova versione. Le pentole a induzione. Il forno ventilato. Il frigorifero a risparmio energetico. Per non parlare dei mobili Ikea.
Siamo presi da perplessità di fronte alla minima azione: devo mettere la crema antirughe prima o dopo quella solare? E l'ombretto, va steso dall'interno verso l'esterno o viceversa? Sarà chic andare a un matrimonio con i sandali?
Seguiamo istruzioni per completare un acquisto on-line; prenotare una visita sanitaria; richiedere un documento qualsiasi. Siamo costantemente guidati. Questo ci rassicura, probabilmente ci impedisce anche di compiere errori. 
Lasciamoci però uno spazio libero, uno spazio senza istruzioni, che gestiamo come ci pare. Coraggio, per spogliarsi non serve un manuale, serve solo buonumore!